E’ stato un weekend breve, ma intenso.
Il fisico è stato messo alla prova, ma la mente è tornata piena di immagini e sensazioni.
Quest’anno per la prima volta sono riuscita a vedere la Biennale di Venezia nel suo weekend d’apertura per la 54° Edizione.
Ero emozionata e curiosa e pronta a sfidare chi mi aveva intimato di trovare tanto caos e confusione.
Zaino in spalla, qualche vettovaglia, scarpe comode e macchina fotografica l’equipaggiamento per affrontare 24 ore immersa nella manifestazione dedicata all’arte contemporanea più importante del mondo.
Ed ora a pochi giorni di distanza, davanti ad un foglio bianco, sono pronta a dire la mia ripercorrendo a ritroso le giornate veneziane appena trascorse.
Prima tappa i Giardini.
Location suggestiva popolata da edifici che fanno le veci delle varie nazioni del mondo svelando i propri microcosmi artistici.
Piccoli mondi che richiamano valori universali e li invocano, li criticano,li osservano e forse un po’ li maledicono attraverso il lavoro artistico.
Libertà di pensiero è quella acclamata dal Padiglione Danimarca attraverso il video, tra i pochissimi ad avermi colpito, intitolato Quatrosopus di Han Hoogerbruge animazione grafica che riproduce una figura umana con quattro facce, che rappresentano le contraddizioni e i dilemmi quotidiani dell’uomo del nostro tempo nel suo relazionarsi alla libertà di pensiero.
La gloria è la protagonista del Padiglione degli Stati Uniti invocata a gran voce dal duo Allora & Calzadilla attraverso la performance, la scultura, i video ed elementi sonori. La gloria della competizione militare dissacrata dal carro armato capovolto appena fuori il padiglione con sopra un tapis roulant dove corrono atleti a fasi alterne. La gloria della competizione sportivia proposta in Body in Flight ( Delta) e Body in flight ( American Airlines) dove ginnasti volteggiano su riproduzioni fedeli di sedili di prima classe delle principali compagnie aeree americane mimando quasi l’atto del volare. Per sbirciare e comprendere come si sia potuto materializzare questo “glorioso” progetto artistico bisogna visitare http://www.imamuseum.org/venice dove sono raccolti video e immagini che raccontano l’iter creativo delle creazioni presenti nei Padiglione americani.
Nel Padiglione Francese l’artista Christian Boltanski fa diventare il visitatore Destino o Dio minore in un meccanismo in cui si alternano la vita e la morte.
Immagini di 60 neonati polacchi scorrono su pellicole giganti mentre due schermi enormi conteggiano da una parte e dall’altra del luogo espositivo i numeri della nascita e delle morti a loro volta decretate nella sala centrale, dove con un gioco di pulsanti, ogni individuo può creare nuovi essere ibridi mischiando le fotografie dei nascituri con quelle di 52 svizzeri deceduti.
E se tornati a casa avete ancora voglia di ripetere il gioco andate sul sito www.boltanski-chance.com e riprovate nuovamente.
Il caso o il destino che in un preciso istante servendosi vilmente di un incidente d’auto pone fine all’esistenza, ad un’esistenza qualunque. Cosa succede a questo punto?
L’artista ucraino Hajnal Nemet indaga la fine accidentale dell’esistenza con la sua opera Crash dove allestisce una scena dal sapore di opera lirica, cogliendo l’attimo in cui la vita lascia il posto alla morte: un auto accidentata, alcuni leggii che mimano un coro invisibile che a sua volta, simula un compianto e un tabellone che raccoglie gli ultimi pensieri dell’accidentato.
Ospite gradito Tintoretto re nella sua Venezia : 3 delle sue tele padroneggiano nel Padiglione Centrale ricordandoci di quanto l’essenza più vera dell’arte non abbia tempo, ma riesca sempre ad essere attuale nel suo mostrarsi anche accanto ad altre opere all’apparenza diametralmente opposte, come quella di Haroon Mirza, riconosciuto come il più talentuoso emergente di questa 54 edizione della Biennale con tanto di Leone d’Oro.
Altra location della kermesse artistica veneziana e’ l’Arsenale che ospita il tanto discusso Padiglione Italia quest’anno curato da Vittorio Sgarbi dal titolo L’arte non è cosa nostra.
L’allestimento delle sale principali ha un aspetto caotico quasi un magazzino di opere dislocate in maniera casuale, le didascalie di ognuna sono trascrtte su scatoloni di legno, che però non rendono sicuramente facile la comprensione dell’autore per chi si trova di fronte. Leggi l’articolo completo →
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